Il momento della preparazione della sposa è uno dei più delicati dell’intera giornata del matrimonio.
Non soltanto perché da lì iniziano le prime fotografie, ma perché in quelle ore la sposa comincia davvero a rendersi conto che il matrimonio sta per iniziare. Ci sono l’emozione, la tensione, le persone che entrano ed escono dalla stanza, magari la mamma che comincia ad agitarsi, il telefono che continua a suonare e una tabella di marcia che, inevitabilmente, qualcuno deve cercare di rispettare.
In tutto questo ci sono almeno due professionisti che devono riuscire a lavorare nello stesso spazio senza ostacolarsi: la truccatrice e il fotografo.
E secondo me c’è una cosa che dovrebbe essere molto chiara: non siamo due professionisti che stanno facendo due lavori separati. Stiamo contribuendo, in modi diversi, allo stesso momento della giornata.
Quando la truccatrice lavora, il fotografo deve saper osservare
Quando arrivo a casa della sposa durante il trucco cerco innanzitutto di capire quello che sta succedendo.
Non entro chiedendo immediatamente alla sposa di guardarmi, girarsi verso la finestra, sorridere, prendere il bouquet o rifare un movimento perché devo scattare una fotografia.
La truccatrice sta lavorando.
Ha una sequenza precisa, dei tempi, dei prodotti che devono essere applicati in un certo modo e soprattutto ha davanti una persona che, quel giorno, probabilmente è molto più emozionata del solito.
Il mio compito in quel momento è osservare e fotografare quello che sta accadendo senza interromperlo.
Posso fotografare una mano che applica il rossetto, lo sguardo della sposa allo specchio, il rapporto con la mamma che le sta accanto, un sorriso tra lei e la truccatrice, i dettagli del trucco o semplicemente quella particolare atmosfera della preparazione.
Non ho bisogno di fermare continuamente il lavoro per costruire le fotografie.
Anzi, interrompere una truccatrice mentre sta lavorando significa principalmente una cosa: farle perdere tempo.
E farle perdere tempo può significare creare fretta, stress e, nel peggiore dei casi, aumentare anche la possibilità di commettere un errore.
È qualcosa che un fotografo di matrimonio non dovrebbe permettersi.
Non soltanto per rispetto del lavoro di un’altra professionista, ma soprattutto per rispetto della sposa.
La paura delle truccatrici quando vedono arrivare il fotografo
Negli anni mi è capitato moltissime volte di percepire, appena entrato nella stanza, una certa preoccupazione da parte delle truccatrici.
Quasi come se pensassero:
“Adesso inizierà a interrompermi.”
“Adesso chiederà continuamente alla sposa di guardarlo.”
“Adesso dovrò fermarmi ogni trenta secondi per fargli fare le fotografie.”
E posso anche capirlo. Probabilmente è successo realmente durante altri matrimoni.
Quando però vedono come lavoro io, dopo qualche minuto normalmente cambia completamente l’atmosfera. Capiscono che possono continuare tranquillamente a fare il proprio lavoro, che non ho bisogno di trasformare ogni momento in una posa e che non chiederò continuamente alla sposa di interrompere quello che sta facendo.
Ed è proprio da lì che, paradossalmente, riesco a lavorare meglio anch’io.
Perché se la truccatrice è tranquilla, la sposa è tranquilla. Se la sposa è tranquilla, succedono cose vere. E se succedono cose vere, arrivano anche fotografie migliori.
Rispettare i tempi della truccatrice non significa che gli orari non contino
C’è però anche l’altro lato della questione.
Io sono il primo a dire che il fotografo debba rispettare i tempi della truccatrice. Ma lo stesso rispetto deve esistere nei confronti del fotografo e, soprattutto, nei confronti della sposa.
Per questo, prima del matrimonio, cerco sempre di stabilire con la coppia un orario molto preciso.
Preferisco che il trucco sia terminato circa un’ora prima dell’orario previsto per l’uscita della sposa.
Non perché abbia bisogno di un’ora per fare fotografie in posa. È esattamente il contrario.
Quell’ora serve a non avere fretta.
Serve alla sposa per vestirsi con calma, magari aiutata dalla mamma o dalle persone che ha scelto accanto a sé.
Serve per mettere gli accessori, sistemare il vestito, fare qualche fotografia con i genitori, con i fratelli o con le persone più importanti.
Serve per avere qualche minuto per fotografare la sposa una volta pronta.
Ma soprattutto serve per permetterle di vivere quel momento.
Vorrei che gli ultimi minuti prima di uscire di casa fossero fatti di emozione, abbracci, magari qualche lacrima e un po’ di silenzio.
Non di persone che gridano:
“Siamo in ritardo!”
“Dov’è la macchina?”
“Il fotografo è pronto?”
“La wedding planner sta chiamando!”
Perché quando iniziamo il matrimonio correndo, difficilmente quella tensione sparisce improvvisamente appena arriviamo alla cerimonia.
Il problema non sono i cinque minuti di ritardo
Naturalmente gli imprevisti capitano.
Un trucco può richiedere qualche minuto in più del previsto. La sposa può arrivare tardi dalla parrucchiera. Può esserci qualcosa da correggere all’ultimo momento. Succede. Non lavoro con il cronometro in mano e non credo che il problema siano cinque o dieci minuti.
Il problema nasce quando l’orario concordato viene considerato semplicemente indicativo e il ritardo diventa mezz’ora, quaranta minuti o anche di più.
A quel punto il tempo che manca non sparisce. Viene semplicemente sottratto a qualcun altro. Molto spesso viene sottratto proprio alla preparazione della sposa.
Così si comincia a vestirla velocemente, si rinuncia alle fotografie con la famiglia, si eliminano quei piccoli momenti che avrebbero potuto essere molto belli e alla fine la sposa esce di casa già agitata perché sa di essere in ritardo.
Ed è un peccato, perché quasi sempre sarebbe bastata una migliore organizzazione.
E se siamo in ritardo, i social possono aspettare
C’è poi una situazione che, lo ammetto, faccio un po’ più fatica a comprendere.
Capita che il trucco sia già in ritardo rispetto all’orario concordato e che, una volta terminato, la truccatrice inizi a realizzare fotografie e video della sposa per i propri social. Smartphone, ring light, video del trucco, fotografia frontale, fotografia laterale, dettaglio degli occhi, piccolo reel.
Non ho assolutamente nulla contro questo tipo di contenuti. Anzi, capisco perfettamente che oggi facciano parte della comunicazione e della promozione del lavoro di una professionista.
Ma esiste un momento per tutto.
Se siamo perfettamente nei tempi e la sposa è tranquilla, nessun problema.
Se invece siamo già in ritardo e abbiamo superato l’orario in cui il trucco avrebbe dovuto essere terminato, credo che la priorità debba essere un’altra.
La pubblicità del professionista non può diventare più importante del matrimonio della cliente.
Quei dieci minuti utilizzati per realizzare foto e video promozionali potrebbero essere gli stessi dieci minuti che la sposa avrebbe avuto per fare una fotografia con suo padre prima di uscire di casa.
Oppure per abbracciare sua madre.
Oppure semplicemente per sedersi un momento, guardarsi allo specchio e rendersi conto di quello che sta per succedere.
E non credo sia corretto sottrarle quel tempo. Non è corretto nei confronti del fotografo, certamente. Ma prima ancora non è corretto nei confronti della sposa.
Fotografare un matrimonio significa anche saper lavorare con gli altri
Una delle cose che si imparano facendo questo lavoro per tanti anni è che un matrimonio non viene realizzato da un singolo professionista.
Ci sono fotografi, videomaker, truccatrici, parrucchieri, wedding planner, fioristi, musicisti, responsabili della location e moltissime altre persone.
Ognuno ha le proprie esigenze. Ognuno ha le proprie responsabilità. E inevitabilmente il lavoro di uno influenza quello degli altri.
Per questo credo che la professionalità si veda anche dalla capacità di capire quando è il momento di essere protagonisti e quando invece bisogna semplicemente fare un passo indietro e permettere a qualcun altro di lavorare.
Quando una truccatrice sta applicando il trucco, io osservo e fotografo.
Quando ha terminato, avrò il mio spazio.
Quando io sto fotografando un momento importante tra la sposa e suo padre, mi aspetto lo stesso rispetto.
Non dovrebbe esserci una competizione per conquistare l’attenzione della sposa. Dovrebbe esserci collaborazione. Perché quando c’è correttezza tra professionisti si lavora meglio, con maggiore tranquillità e spesso anche con il sorriso.
Ma soprattutto c’è una persona che ne beneficia più di tutti. La sposa.
Che dovrebbe ricordare la propria preparazione come uno dei momenti più belli del matrimonio, non come la prima corsa contro il tempo della giornata.
Nella maggior parte dei matrimoni, dopo pochi minuti, le truccatrici capiscono che non sono lì per complicare il loro lavoro, ma per collaborare. Sanno che possono contare su di me, che rispetterò i loro tempi e che, se servirà, cercherò di aiutarle a mantenere serena l’atmosfera intorno alla sposa.
Alla fine abbiamo tutti lo stesso obiettivo: fare in modo che la sposa si senta bella, tranquilla e libera di vivere quel momento senza tensioni inutili.
Quando tra professionisti nasce questa complicità, il lavoro diventa più semplice per tutti. La truccatrice può concentrarsi sul trucco, io posso concentrarmi sulle fotografie e la sposa percepisce intorno a sé persone che stanno lavorando insieme per lei.
Ed è forse questa la collaborazione migliore: non quella che si nota, ma quella che permette alla sposa di vivere la preparazione con il sorriso.