“Ok, ma rispetto agli altri fotografi, cosa hai di diverso?”
Sono sicuro che questa è una di quelle domande che gli sposi pensano, ma che a volte sembra scortese fare.
Eppure è una domanda giusta. State per affidare a una persona che conoscete da mezz’ora l’unico racconto che resterà di quella giornata.
E ogni volta la tentazione sarebbe rispondere con una lista: anni di esperienza, premi, attrezzatura. Ma una lista così la può scrivere chiunque. E non vi aiuterebbe a scegliere.
Allora provo a rispondere in un altro modo. Vi dico cosa troverete lavorando con me, cosa non troverete, e per chi non sono la persona giusta.
Parto dall’ultima.
Tante foto in posa? Allora forse non sono io
Ci sono coppie che vogliono tante foto in posa. Che hanno una lista di scatti da fare, uno per uno, e desiderano che il fotografo li guidi in ogni momento. È un desiderio legittimo, e ci sono professionisti bravissimi che lavorano proprio così.
Io no.
Se cercate qualcuno che vi dica dove mettervi, come sorridere, quando rifare l’ingresso perché la luce non era perfetta, con me rischiate di restare delusi. E preferisco dirvelo adesso, in un articolo, piuttosto che scoprirlo insieme il giorno del matrimonio.
Il mio lavoro è il reportage. Non come etichetta da mettere sul sito, ma come modo di stare dentro una giornata.
Cosa significa, davvero, “reportage d’autore”
“Reportage” oggi lo scrivono quasi tutti. Per questo vale la pena spiegare cosa intendo io.
Reportage non significa fotografare tutto. Significa capire cosa conta. Guardare il papà un secondo prima che si commuova, non un secondo dopo. Accorgersi che la nonna ha preso la mano della sposa mentre tutti guardano da un’altra parte. Restare fermo quando succede qualcosa, invece di avvicinarsi e rompere il momento.
“D’autore” è la parte che si vede meno. È lo sguardo che sceglie, prima durante lo scatto e poi dopo, nella selezione.
Io vengo dal cinema. Prima di fotografare matrimoni ho studiato montaggio e regia della fotografia, e faccio questo lavoro dal 2004. Non lo dico per il curriculum. Lo dico perché ha cambiato il mio modo di guardare: non cerco la singola foto perfetta, cerco una sequenza. Immagini che, messe una dopo l’altra, vi fanno rientrare in quella giornata. Come un film che conoscete già, ma che riguardate ogni volta con qualcosa in più.
Cosa non troverete lavorando con me
Non per giudicare chi lavora in modo diverso. Solo per essere chiari.
Non vi chiederò di rifare le cose. Se il bacio all’altare è durato un attimo, è durato un attimo. Non vi fermo a metà di un’emozione per trovare l’angolazione migliore.
Non sarò il protagonista della giornata. Più il fotografo si vede, più cambia quello che succede. I vostri invitati devono potersi dimenticare di me. Lo dico spesso: se il giorno dopo il matrimonio vi ricordate di me, significa che ho lavorato male.
Non riceverete migliaia di foto quasi uguali. Ogni immagine che vi consegno è lì perché aggiunge qualcosa alla storia. Dieci scatti identici dello stesso sorriso non raccontano di più. Raccontano di meno.
Non vi farò promesse che non posso mantenere. Niente anteprime “entro domani mattina”, niente garanzie di zero imprevisti. Il racconto completo arriva generalmente entro 90 giorni. È un tempo realistico, perché ogni storia la seguo con calma, e preferisco dirvelo prima piuttosto che promettere qualcosa che non posso mantenere.
Non vi metterò fretta. Nessun “ho solo una data libera, decidete entro venerdì”. Una scelta così importante si fa con calma, o non si fa bene.
Cosa avrete, di sicuro
Qui invece posso essere netto, perché dipende solo da me.
Una prima chiamata che serve a conoscerci, non a vendervi un pacchetto. Prima dei prezzi voglio capire chi siete, cosa vi preoccupa, come immaginate la giornata. A volte da quella chiamata capiamo insieme che non sono la persona adatta. Anche quello è un buon risultato.
Me, il giorno del matrimonio. Chi vi conosce, chi ha ascoltato le vostre preoccupazioni, chi sa che la zia è emotiva e il fratello odia le foto: è la stessa persona che sarà lì con la macchina fotografica. Il giorno del vostro matrimonio ci sono sempre io.
Il tempo della preparazione. Non lo uso solo per fotografare scarpe e profumi. È il momento in cui si rompe il ghiaccio, conosco i vostri amici e i vostri genitori, e la macchina fotografica smette di essere un oggetto estraneo. Tutto quello che succede dopo nasce da lì.
Attenzione per chi c’è. Un matrimonio non è fatto solo da voi due. Sono i nonni, i bambini che corrono tra i tavoli, l’amico che non vede da anni. Molte delle foto che riguarderete tra trent’anni saranno proprio queste.
Calma, anche quando le cose non vanno come previsto. Piove, la cerimonia inizia in ritardo, il programma cambia. Succede. Il mio lavoro è continuare a raccontare senza trasmettervi ansia. A volte proprio dall’imprevisto nascono le immagini più vere.
Un racconto, non un archivio. Una selezione costruita con cura, da sfogliare tra trent’anni e ritrovarci dentro voi stessi, non una cartella da scorrere in fretta.
Allora, perché scegliere me?
Forse la domanda giusta non è questa.
La domanda giusta è: tra dieci, venti, trent’anni, quando riaprirete quelle foto, cosa volete sentire?
Se volete rivedere un matrimonio bello, curato, perfetto, ci sono tanti modi per ottenerlo.
Se volete ritrovare il vostro matrimonio, così com’era, con le persone che c’erano e le emozioni che avete vissuto davvero, allora forse vale la pena fare una chiamata e conoscerci.
Non per convincervi. Per capire se siamo le persone giuste l’uno per l’altra.
Se volete sapere come si svolge quella prima chiamata, ne ho parlato qui: La telefonata prima del preventivo.